lunedì 30 gennaio 2012

Giallo Zafferano - Nuovo booktrailer ufficiale

FINALMENTE IL NUOVO CORTOMETRAGGIO DEDICATO AL MIO ROMANZO THRILLER, "GIALLO ZAFFERANO", EDITO DA ARDUINO SACCO EDITORE. NUOVE EMOZIONI, NUOVI BRIVIDI E... SANGUE.
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giovedì 17 novembre 2011

"Diretta News" intervista Luigi Schettini

Una nuovissima intervista a Luigi Schettini, da parte del giornale online "Diretta News.it":

INTERVISTA ESCLUSIVA LUIGI SCHETTINICiao Luigi piacere di conoscerti e benvenuto su Direttanews. Nonostante la giovane età sei al tuo secondo libro intitolato ‘Giallo Zafferano’: di cosa parla?

“‘Giallo Zafferano’ è un romanzo thriller molto realistico, forse il più reale che abbia mai scritto. E’ ambientato principalmente nella periferia sud di Roma, dove sono cresciuto e vivo tutt’ora e che nella storia fa da sfondo ad alcuni avvenimenti agghiaccianti. Un adolescente viene rinvenuto crocifisso al cancello principale dell’istituto che frequenta, e da quel momento, quel fatto così insolito e tremendo, fa sì che un suo coetaneo, Tiziano Savina, inizi a seguire le indagini per conto suo, all’oscuro dai Carabinieri. In parallelo parla anche del furto dei fiori di zafferano, una spezia importante nel settore commerciale.
Per quale motivo hai deciso di intitolare il libro “Giallo Zafferano”?
“Il titolo è arrivato per caso. In un primo momento il romanzo si sarebbe dovuto chiamare “La periferia cieca”, poiché, come spiego nel libro, la periferia si rifiutava di vedere ciò che stava accadendo sotto i suoi occhi. In questo caso ‘non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere’. Poi invece ho pensato che “Giallo Zafferano” potesse essere più diretto e più consono poiché rappresentava un assemblaggio di significati che incorniciavano perfettamente l’anima profonda della vicenda e dei suoi elementi”.
Perché la scelta di scrivere un thriller? E’ il genere che più ti appassiona?
“Quella di scrivere thriller non la reputo una scelta, ma piuttosto una vocazione. E’ il genere che prediligo, sia nel cinema che nella letteratura. Fondamentalmente sono una persona molto impressionabile e poco coraggiosa, e scrivere storie caratterizzate da una certa aurea di suspense e terrore mi aiuta senz’altro ad esorcizzare le mie paure”.
Il “giallo” inizia con il ritrovamento di un cadavere crocifisso. La religione è la chiave di lettura preponderante per poter interpretare al meglio le dinamiche contenute all’interno del volume?
“Il fatto di aver usato la crocifissione come modus operandi del primo omicidio non ha nulla a che vedere con la religione, la quale non è dunque la chiave di lettura del romanzo. Volevo impressionare il lettore in quel momento ed utilizzare una forma di tortura poco ortodossa e piuttosto sadica e macabra. Penso di esserci riuscito”.
Perché hai deciso di ambientare l’opera tra l’Italia e la Francia? E cosa ti ha spinto ad utilizzare le citazioni di Arthur Rimbaud?
“Ho voluto ambientare questo romanzo in Italia, o meglio, nella periferia sud di Roma, per un discorso affettivo. Come già detto, ci sono cresciuto e dunque è stata forte la volontà di utilizzare un luogo così familiare per costruirci una vicenda del genere. Inoltre è difficile che tali quartieri appaiano in film o libri. Nel mio piccolo, ho deciso io di fare questo omaggio. Marsiglia, invece, mi è rimasta impressa grazie ad un videogame interattivo di strategia, (Broken Sword), nel quale è possibile ammirare una sorta di molo che mi ha fatto scegliere la città come luogo per lo smistamento via mare dei fiori di zafferano rubati. La scelta di porre ‘Le Dormeur du val’ di Rimbaud come introduzione è dettata dal fatto che il protagonista, in un determinato momento, si trova come catapultato con i ricordi verso questa poesia”.
Nei dialoghi utilizzi sovente l’uso del dialetto romanesco per far interagire i personaggi. E’ una scelta dettata puramente dal fatto che il romanzo è ambientato nella capitale o c’è una ricerca di un linguaggio che si discosta da quello “ufficiale”?
“Ho reputato originale utilizzare un linguaggio gergale romanesco che caratterizzasse i dialoghi fra i vari personaggi della vicenda, a differenza della narrazione, proprio per rendere il tutto più veritiero possibile”.
Nei ringraziamenti citi Asia e Dario Argento e Manuela Villa. In che modo sei riconoscente a questi personaggi?
“Si tratta di tre artisti che stimo, che seguo e che ho incontrato più volte. In particolare grazie a Dario Argento e al suo cinema ho maturato fortemente la passione per questo genere”.
Progetti per il futuro? Hai già in mente di scrivere un altro libro?
“Sono sincero, a volte mi spaventa pensare al futuro”. Perché? “Perché ho svariati desideri e progetti custoditi calorosamente nel cassetto ed ho sempre paura di non riuscire a tirarli fuori di lì. Ho già completato il terzo romanzo e momentaneamente sono impegnato nella stesura del quarto. Una delle cose che spero vivamente è quella di vedere prima o poi i miei romanzi trasportati sullo schermo. Chissà davvero cosa avrà in serbo per me il futuro. Magari ne riparleremo presto”.
Per chi non ti conosce (vista soprattutto la giovane età), ci puoi descrivere in poche battute chi è Luigi Schettini?
“Mah, credo di dover ancora trovare una risposta adeguata ed esaustiva a tale quesito. Sicuramente una persona fondamentalmente timida e molto spesso insicura, fobica, sognatrice, lunatica, ansiosa, loquace e c’è chi dice anche logorroica. Nel contempo non rinuncio a riconoscere la mia vena artistica e a sottolineare la mia vasta creatività. Sicuramente sono una persona che continuerà a scrivere e a nascondere il proprio pensiero tra le righe dei suoi libri. Ringrazio per l’occasione la casa editrice ‘Arduino Sacco Editore’ che ha creduto in me investendo sulla mia opera senza la richiesta di contributo economico e Serena Cendron che ha curato la copertina di ‘Giallo Zafferano’”.

Luca Bagaglini

http://www.direttanews.it/2011/11/17/intervista-luigi-schettini-luigi-schettini-intervista-allo-scrittore-di-giallo-zafferano-scrivere-thriller-per-me-e-una-vocazione/

venerdì 4 novembre 2011

"I Rintocchi della Festa" - un racconto in stile Halloween, di Luigi Schettini

Quello era un quartiere normale.
Sereno, sicuro… forse il luogo ideale in cui vivere. O almeno così era stato per gli ultimi nove anni, da quando Joshua aveva memoria. Quello era il luogo in cui tutte le feste dell’anno prendevano forma e si tramutavano in avvenimenti sensazionali. SpringWood era un bel nome per un quartiere, e rispecchiava esattamente ciò che era. Un giardino felice. Un bosco di primavera.
Joshua liberò il viso dalla maschera di gomma che raffigurava Dracula e si ammirò allo specchio, decisamente euforico. Non l’avrebbe indossata. Preferiva il trucco che gli aveva fatto sua madre.
Era giunto finalmente il momento. Aveva atteso per anni di sgusciare fuori di casa la sera di Halloween, assieme ai suoi coetanei del vicinato, per fare il giro delle case del quartiere e richiedere dolciumi vari, dietro la consueta minaccia del “Dolcetto o Scherzetto?”
Il volto imbiancato dal cerone, le labbra violacee col rivolo di sangue che fuoriusciva da un angolo della bocca… i piccoli e sporgenti canini… la camicia bianca in stile ‘700… il mantello nero dal risvolto interno amaranto. Sì… Joshua era decisamente pronto. Pronto per quella prova che SpringWood riservava da sempre ai nove enni come lui. Pronto a girovagare durante la buia notte delle Streghe, giurando solennemente di rientrare prima dei Rintocchi della Festa.
Sua madre glielo ripeteva da anni. Ne aveva abbastanza di quella leggenda che permeava SpringWood. Che sciocchezze! Un luogo così ameno… vietato al male. Alla morte.
La diceria, vecchia di secoli e secoli, metteva in guardia i ragazzini di nove anni e donava loro dei consigli da seguire durante la fatidica “spedizione”, la notte di Halloween.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”


“Sai cosa ti succede se non torni a casa prima dei Rintocchi?” gli ripeteva spesso sua mamma.
Joshua di volta in volta sbuffava. In verità non vedeva l’ora che arrivasse il giorno della sua tanto agognata spedizione alla ricerca dei dolciumi.
“Sì mamma. Me lo ripeti tutte le sante volte. Devo essere di ritorno dalla spedizione prima dei Rintocchi della Festa. Altrimenti il demone ignoto mi taglierà via la testa…”
Sua mamma di consueto annuiva e sorrideva. Ciò voleva significare che i suoi insegnamenti stavano dando dei frutti molto succosi. Suo figlio stava crescendo bene. E fargli seguire delle piccole regole fittizie, seppur imposte dalla tradizione di SpringWood, non era altro che un modo per far sì che si preparasse al meglio ad affrontare le difficoltà della vita.
I tre Rintocchi della Festa erano gli ultimi tre secondi che separavano la Notte del Diavolo da quella delle Streghe. Gli ultimi tre secondi che separavano il giorno precedente dalla festa di Ognissanti. Gli ultimi tre secondi per salvarsi la pelle… e la testa.
“Forza Joshua! I tuoi amici sono qui fuori che ti aspettano già da dieci minuti. Non vorrai farli congelare.”
Joshua diede un ultimo sguardo d’insieme allo specchio.
“Arrivo.” E raggiunse sua madre nel soggiorno.
“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”
“Hai preso il sacco per i dolci?”
“Sì.”
“Hai messo i canini di plastica?”
“Sì”, e allargò la bocca in un ghigno, in modo da mostrarglieli.
“Sei pronto?”
“Sì.” Era impaziente.
Fece per aprire il portone quando sua mamma lo trattenne a sé.
“Sei diventato grande ora. Questo è un passo importante. Mi raccomando la massima prudenza. Come vuole la tradizione, torna a casa prima dei Rintocchi… e non sganciarti dal gruppo. Abbi cura di te.”
I suoi amici erano fuori che lo aspettavano, imbellettati nei loro costumi policromi.
Richie era un folletto sanguinario. Stan un lupo mannaro. Drew una strega. Emily una diavoletta. Theodore un troll. Erano pronti sul serio. Era il momento di iniziare la spedizione.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”


Il signor Brooks, il più anziano del quartiere, fu piuttosto generoso con i ragazzi, cosa alquanto strana. Versò nei loro sacchi fiumi di leccornie dai colori e forme più disparati. Offrì addirittura banconote da cinque dollari ciascuno.
La signora Valley fu meno clemente, e si limitò a lanciare dal portone semichiuso un pacchetto di chewing-gum già consumato per metà, assieme ad una robusta quantità di imprecazioni.
I ragazzi andarono avanti zigzagando per tutta SpringWood, sfavillante di luci e colori. Centinaia di Jack O’Lantern brillavano nell’oscurità con i loro ghigni color arancione pastello.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”


“Credo che la nostra spedizione sia giunta al termine… non pensate anche voi?” chiese Theodore dopo poco più di un’ora. Gli altri annuirono. Tutti. Tranne Joshua.
“Sono d’accordo. Vorrei essere a casa prima dei rintocchi” disse Drew facendo una smorfia.
Joshua non voleva. Aveva aspettato da una vita quella spedizione. Non aveva mai vissuto la notte in quella maniera. A quell’ora si era sempre ritrovato a letto, col solo pensiero della scuola del giorno dopo. Non voleva tornare a casa. O perlomeno… ancora no. Al diavolo la balla dei Rintocchi!

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”


“Ragazzi correte! Manca poco ai Rintocchi! Su! Forza!” Gridò il papà di Stan dallo stipite della porta. Senza pensarci due volte, tutti quanti si affannarono in una corsa improvvisata, diretti verso le proprie case, ridendo di gusto per aver provato l’esperienza della spedizione, ed averla fatta in barba al demone taglia-teste.
Tutti. Tranne Joshua, ammaliato dalla notte. Si perse nei colori, nei rumori.. negli odori.
Finché non giunsero i Rintocchi.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”


Al suono del campanello la mamma di Joshua si rallegrò. Doveva ammetterlo, era stata in ansia per tutto il tempo della spedizione. Ma tutto si era ormai concluso, e suo figlio era tornato a casa sano e salvo… e senz’altro più maturo. Era contenta di vivere in un quartiere come SpringWood. Offriva una coscienza catartica ai giovani… e una vita serena ai veterani.
Aprì il portone.
La testa di Jack O’Lantern era scomparsa.
Lì davanti ai suoi occhi, gettata a terra, imbrattata di sangue, c’era quella di suo figlio.

“un, due, tre… abbiam perso ormai la testa…
un, due, tre… la speranza più non resta.”


http://zebuk.it/2011/10/i-rintocchi-della-festa-il-racconto-di-halloween/

mercoledì 20 luglio 2011

giovedì 7 luglio 2011

Intervista a LUIGI SCHETTINI, curata dal sito letterario ZEBUK


Dopo aver letto entrambi i romanzi di Luigi Schettini, noi dello staff di Zebuk eravamo proprio curiosi di saperne di più su questo giovanissimo autore e gli abbiamo posto alcune domande tra il serio e il faceto. Domande alle quali ha risposto con una discreta ironia, svelando il lato “alternativo” di questo scrittore di gialli con un debole per le autopsie. ;)

Ecco com’è andata:
L’intervista a Luigi

* Chi è Luigi Schettini e quali sono le sue ambizioni?
Luigi è un ragazzo con mille ambizioni e centinaia di sogni da realizzare. Uno scrittore che ha scelto come sua forma di sfogo il genere thriller, giallo, noir… anche con un pizzico d’horror, che non guasta mai. Appassionato del cinema e della letteratura di genere. Amante del brivido nonostante sia una persona piuttosto paurosa (in senso lato ovviamente :P )… Un giovane caratterizzato da un’infinita creatività: non solo nello scrivere ma anche nella danza hip hop, disciplina che insegna. Mi è un pò difficile trovare un solo aggettivo che definisca in pieno la personalità di Luigi Schettini. Mi risulta difficile inoltre capire per quale ragione continuo a rispondere a questa domanda utilizzando la 3° persona, come se il ragazzo in questione fosse estraneo a me. :)

* Parlami di Tiziano Savina e delle sue passioni. Quanto si somigliano lui e Luigi Schettini?
Tiziano Savina non è altro che un semplice diciottenne, una personalità piuttosto comune alla cerchia di adolescenti che frequenta. Uno studente dai buoni profitti che frequenta un istituto romano e che si ritrova da un momento all’altro catapultato all’interno di un giro di morti agghiaccianti. Un ragazzo dal sesto senso molto spiccato, con un’infinita passione per tutto ciò che ha a che fare con l’investigazione; amante del genere legal thriller e della Cornwell…. un pò come me insomma. In realtà sono svariati i punti che mi accomunano a Tiziano Savina, a cominciare dai luoghi in cui vive e in cui bazzica… Frequenta il mio stesso ex-istituto… ha gran parte dei miei vizi ( a parte il fumo) e delle mie abitudini. Ma ci tengo a precisare che non siamo affatto la stessa persona. Lui è molto più coraggioso di me. Io amo scrivere del rischio… lui lo vive. Io personalmente, a differenza sua, non mi intrufolerei mai in un obitorio di soppiatto per sbirciare il medico legale che pratica un esame autoptico. Però senz’altro lo identifico come il mio alter ego… una personalità a cui vorrei aspirare, che potrebbe completarmi in meglio.

* Thomas Sermon o Tiziano Savina (protagonisti rispettivamente di “I delitti del faro” e “Giallo zafferano”)?
E’ quasi impossibile fare una cernita fra i due. Sono i miei due “figli”. Anche se ovviamente è naturale che io mi senta più legato a Tom Sermon, poichè è stato il protagonista del mio primo libro. A mio avviso i due personaggi si equivalgono, anche se vivono in due situazioni differenti… in due età differenti… in due realtà differenti. Tom Sermon più fittizio… Tiziano Savina più reale. Il primo un investigatore già assodato… il secondo un “apprendista”. Il primo pluri-laureato e dottore brillante… il secondo un liceale autodidatta, con la passione per l’investigazione scovata nei libri di narrativa. Nei miei prossimi romanzi tornernanno entrambi a vivere le loro avventure, ma non escludo che, prima o poi, in futuro, possano incontrarsi e collaborare insieme ad un caso. In tal caso ciò significherebbe la loro fusione definitva… un’unione già presente tutt’ora che a qualche attento lettore non è sfuggita: le iniziali di entrambi ,T. S., non sono messe lì a caso ;)

* Lo scarafaggio spiattellato: Citazione dotta o paura reale?
Ecco uno dei punti che mi accomunano a Tiziano Savina: l’entomofobia, ovvero la paura degli insetti. Per quanto mi riguarda si tratta di una fobia che in gran parte ho superato. Per il momento si limita solo ad esseri come ragni e api (o vespe). In Tiziano Savina questa fobia è molto più esagerata… esasperata. Forse è stato un modo per sentirmi superiore a lui, più forte e coraggioso. D’altronde la sua paura supera di gran lunga la mia. Credetemi, questo giochetto funziona ;)

* Ho notato che nelle descrizioni dei tuoi personaggi spesso ti soffermi su particolari come accessori e abbigliamento. Sei una fashion victim o è una scelta stilistica precisa?
Mi piace molto la moda ma non sono una fashion victim. I miei personaggi sono curati nell’aspetto e nell’abbigliamento, nei minimi dettagli. Sicuramente Tom Sermon lo è molto di più (lui si che è una fashion victim), ma andando avanti nei miei romanzi anche questo aspetto va a scemare. Amo descrivere molti particolari in modo da concedere al lettore una visione più reale della situazione, come se stesse guardando un film, come se potesse vedere con i propri occhi quello che sto descrivendo. Nei miei primi due romanzi (nel primo soprattutto) le descrizioni giocano un ruolo fondamentale. Ma, devo essere sincero, non so se continuerò ad essere così minuzioso in futuro: ho capito che questa forma il più delle volte stanca il lettore e… anche lo scrittore :D

* Sempre a proposito di descrizioni a chi ti ispiri?
Beh, senz’altro a Stephen King. Penso che sia lo scrittore horror più descrittivo in assoluto. Ricordo ancora quando lessi (nel suo libro “It”) di un paio di fiocchetti indossati da una protagonista, dei quali si sapeva il colore, il materiale, il negozio in cui erano stati acquistati e persino il loro prezzo di vendita scontato. Dopo svariati anni questo particolare bizzarro ancora mi risuona nella testa.

* Ho letto che sei un appassionato di P. Cornwell , quale suo libro consiglieresti per iniziare? E domanda classica di zebuk quali sono i tuoi libri del cuore e quelli sul comodino?
Sì, è vero, adoro la Cornwell. E questa passione è nata dopo aver curiosato nella biblioteca di mia sorella e aver dato uno sguardo alla trama di un libro polveroso, in versione tascabile, intitolato Postmortem. Da lì ho iniziato a scaricare da internet la sua bibliografia in ordine cronologico e a comprare pian piano ogni libro, fino all’ultimo uscito un mese fa. A mio avviso i suoi romanzi più belli sono Quel che rimane e La fabbrica dei corpi, però è inevitabile che si inizi dal primo (ovvero, Postmortem) per seguire in modo più omogeneo tutte le fasi della vita dell’anatomopatologa più famosa del mondo, Kay Scarpetta. I miei libri del cuore? Credetemi sono davvero tanti e mi è difficile fare una carrellata veloce. Senz’altro potrei nominare Misery, Dolores Claiborne e It di Stephen King, Dracula di Bram Stoker, Nei boschi eterni di Fred Vargas, Io Uccido di Faletti, Il Codice Da Vinci e Angeli e Demoni di Dan Brown. E i romanzi di una scrittrice che ho scoperto questi ultimi due anni, Sharon Bolton e che apprezzo davvero molto. Il suo genere è straordinario e consiglio vivamente i suoi libri agli amanti della suspense e del thriller mozzafiato (Sacrificio, Il risveglio, Raccolto di Sangue). Per ora il mio libro sul comodino è Autopsia Virtuale, l’ultimo lavoro di Patricia Cornwell.

* Se potessi vivere per un giorno nei panni di un personaggio letterario chi sceglieresti e perchè?
Mi piacerebbe essere una Kay Scarpetta al maschile. Avere il suo coraggio nel lavorare a contatto con i morti, pazienti silenziosi che non si lamentano del proprio patologo, per scrutarli nel loro profondo al fine di captare maggiori indizi possibili e utili per stanare i sadici responsabili che hanno fatto in modo che giacessero sul tavolo d’acciaio dell’obitorio.

* Mi descrivi il tuo assassino perfetto?
L’assassino perfetto è quello che non ti aspetteresti mai. Quello che apparentemente non nuoce neanche ad una mosca. Quello che ti è sempre vicino e sembra consigliarti per il meglio. Quello che usa la testa prima del corpo. Quello che ti rassicura. Quello che a prima vista sembrerebbe innocuo… magari con gli occhi chiari. Il più delle volte è uno scrittore… di gialli, possibilmente. L’assassino perfetto… sono IO! muahaha (risata diabolica) :)

Un ringraziamento a Luigi per la disponibilità e l’ironia e, mi raccomando: guardatevi le spalle…non si sa mai!!

lunedì 4 luglio 2011

Recensione di "Giallo Zafferano" su Zebuk


Ecco a voi una recensione del romanzo "Giallo Zafferano" curato dal sito letterario ZEBUK.


Terminata la cena passai una piacevole mezz’ora immerso nella lettura de “I delitti del faro” di Luigi Schettini, alla luce soffusa della lampada di camera mia, dopodichè mi lasciai coccolare dalle lenzuola fresche e pulite del mio letto e mi addormentai subito sognando una coltivazione di zafferano scossa dal vento della notte .

L’autore che recensiamo oggi non è una novità su Zebuk.
Avevamo, infatti, già avuto modo di parlarvi tempo fa della sua opera prima, I delitti del faro.
Oggi, dopo avervelo presentato qui , vi proponiamo le nostre impressioni sul secondo thriller di Luigi Schettini, Giallo Zafferano, edito dalla Arduino Sacco Editore.
Come sempre, ripassiamo brevemente la trama.

Giallo Zafferano

Non è un giorno come tutti gli altri quello che Tiziano Savina, brillante studente dell’Istituto Lombardo Radice di Roma, si appresta a vivere: all’ingresso della sua scuola, infatti, viene rinvenuto il cadavere di un suo compagno, Dario Valla, orrendamente crocifisso al cancello. Sul corpo della vittima, viene ritrovato un petalo violaceo. Dopo il momento di commozione e stupore Tiziano, che ha sempre avuto il pallino dell’investigazione, cerca di capire cosa è successo al povero ragazzo. Si intrufola nella sala delle autopsie per carpire qualche informazione utile alle sue personalissime indagini. Ma quando, in Tv vengono trasmesse strane notizie circa la scomparsa di ettari di piantagioni di zafferano, Tiziano riconosce nel prezioso fiore il medesimo colore violaceo del petalo rinvenuto sul corpo del suo amico, e capisce che qualcosa lega la sorte delle piantagioni di zafferano a quell’efferato omicidio. Si, ma cosa? Chi si nasconde dietro l’identità dell’assassino? Riuscirà Tiziano a dipanare quest’intricata matassa e a farlo uscire allo scoperto?

Le impressioni di Zebuk

Giallo Zafferano è un thriller che si legge piacevolmente. Ha un intreccio narrativo ben costruito e anche i personaggi sono ben delineati e, nel corso della storia riserveranno molte sorprese.
Una cosa che mi è piaciuta in modo particolare sono stati i dialoghi in romanesco, perchè, a mio parere, riescono a caratterizzare meglio l’ambientazione della storia in periferia e in’ambiente studentesco, aggiungendo quel pizzico d’ironia che non guasta mai.
Se devo trovare una “pecca”, direi che si tratta delle descrizioni, a volte un pochino troppo particolareggiate, che possono rallentare e appesantire lo svolgimento della trama.
E’ anche vero che stiamo parlando del secondo romanzo di un autore giovanissimo e, quindi, con un bel margine di miglioramento delle proprie capacità.
Dopo aver letto Giallo Zafferano sono molto curiosa di saperne di più, del romanzo. E di Luigi.
E, presto su Zebuk, avremo la possibilità di conoscerlo un pochino meglio, intervistandolo.
Anzi, se avete qualche curiosità da chiedergli, lasciateci pure un messaggio su questo post…e vi daremo voce!

E ora, lasciamo parlare il libro….o, meglio, il suo videotrailer!

Video Intervista a Luigi Schettini